CHE DANZA VUOI?

LUCE ISTANTANEA
Percorso coreografico visivo musicale
SAT Produzione Danza
Compagnia Caputo / Senica

Domenica 10 settembre 2006
ore 21,00

Musiche originali eseguite dal vivo: Gabriel Maldonado
Ideazione, regia e coreografia: Rachele Caputo e Franco Senica
Intervento visivo e costumi: Mario Romano
Voce: Patrizia Bettini
Disegno luci: Danila Blasi
Interpreti: Rachele Caputo, Sara De Santis,
Audrey Quinto, Francesco Schiano


Un omaggio ad un testo classico della letteratura: “Il libro tibetano dei morti”.
La scansione dei giorni e dei versi poetici, descrivono la consapevolezza dell’essere al momento della morte e l’incontro con paesaggi inondati da luci e profumi che simboleggiano lo stato vitale di chi intraprende questo estremo viaggio.
La luce come evocazione della memoria, stimolatrice sensoriale del ricordo.
La luce del macrocosmo e del microcosmo, dello spazio e dell’intelletto.
La coreografia ripercorre tre quadri:
La luce abbagliante, la luce rossa, la luce verde.
(Acqua, fuoco, vento)


RASSEGNA STAMPA
“….Sorprende il coraggio e la tenacia di alcuni coreografi che mantengono alta la loro ricerca, raffinando anzi i loro esperimenti. E dispiace che il risultato finale sia sempre confinato in spazi off come succede alla Compagnia SAT, guidata dal tandem coreografico di Rachele Caputo e Franco Senica, due veterani della danza contemporanea italiana.
…Adesso fanno coppia d’autori a sé, unendo sforzi e ispirazioni, incanalati verso una corrente d’impegno non solo formale”.
Rossella Battisti – Danza e danza

“… Gesti destrutturati, nevrosi, dinamiche rispondenti più a flussi di coscienze che a micro percorsi drammaturgici. Codici registici di una danza d’impatto duro, ermetica a dialogare, frantumazione del racconto ma al tempo stesso, poiché brave tanto la Caputo quanto la Magalotti, sublimazione dello spazio scenico come metafora del mondo”. 
Maria Cristina Buttà – Italia Sera

“… Rachele Caputo e Franco Senica, eccellenti danzatori e coreografi…”
Donatella Bertozzi – Il Messaggero

“…Entrambe le creatrici e interpreti – Caputo e Magalotti – recavano poi sulla scena i frutti squisiti di una disciplina (e autodisciplina) psicofisica e dei lunghi studi appassionati e intenti che hanno acuito la loro sensibilità e, oltre alle membra, ne hanno forgiato carattere, intelletto e spirito”.
Virginia Cacchi – La Sicilia
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