CAOS
Compagnia Atacama
Domenica 24 settembre 2006
ore 21,00
Coreografia e regia: Patrizia Cavola, Ivàn Truol
Musiche Originali: Epsilon Indi
Costumi: Giovanna Lombardo
Luci: Danila Blasi
Interpreti: Patrizia Cavola, Rozen Corbel, Micaela De Luca, Gea Lucetti, Luna Marongiu, Ivàn Truol, Marco Ubaldi
Il tema di questo lavoro è il caos e i meccanismi del potere.
Il caos che caratterizza il mondo contemporaneo.
Il caos come confusione, smarrimento, difficoltà di scelta.
Il caos che è dentro di noi e ci lascia senza fiato.
Il caos che è intorno a noi, ci frastorna e ci trasforma in vittime o spettatori di una guerra cosmica e primordiale.
Al caos è legato il potere e quello che interessa la creazione, è soprattutto il potere che si sviluppa nella relazione tra il singolo e il gruppo, dunque il potere di un singolo uomo su un popolo o viceversa quello di una folla che toglie spazio e impedisce l’espressione dell’individuo.
Immagini dello spettacolo:
Una donna perde qualcosa ad ogni passaggio della folla, ogni contatto è un furto, ogni interazione la lascia più sola, più nuda, depredata.
La folla, di cui lei stessa è parte, è come un esercito, uomini e donne blindati, accecati, all’opera nell’esercizio del potere: divorano, schiacciano, competono, litigano, si combattono. Uno contro l’altro, tutti insieme contro uno, branco di predatori consumano il loro pasto.
Il combattimento è una vertigine, un vortice, un turbine che trascina rapidamente al fondo il bisogno di amare, possedere fino a divorare.. il bisogno di esprimersi, affermarsi fino a ridurre a niente l’altro.
Presi per mano alla ricerca di sostegno e conforto, non possono muoversi liberamente. Nascosti all’ombra di qualcuno ne dirigono i movimenti e il sentire, schermandosi e al tempo stesso proiettandovi le proprie aspettative e desideri. Guidati, manipolati e assordati da voci che provengono da dentro e da fuori faticosamente tentano di intraprendere un cammino.
Esposti al disastro subiscono l’urlo dell’imperatore.
I costumi, dipinti a mano da Giovanna Lombardo, trasformano gli interpreti in manichini corazzati, al tempo stesso esposti come fossero nudi e protetti come guerrieri medievali.
|
 |