TURRIS EBURNEA
CÌCIRI
Astra Roma Ballet
Mercoledì 20 settembre 2006
ore 21,00
Coreografie: Enrico Morelli, Daniela Megna
Musiche: A. Part, Faraualla, G. Giordani, G. Collima,
A. Mancuso, R. Balistreri, Chemirani Trio
Interpreti: Silvia Aufiero, Martina Brai, Grazia Cundari,
Noemi Garavagno, Valeria Miserendino, Domenico Ausilio,
Leonardo Bonfitto, Antonino Lombardo, Fabio Saverio Schino
Turris Eburnea
Con la sua gestualità viscerale Turris Eburnea rievoca personaggi femminili del sud di straordinaria forza interiore e determinazione. Tra fragilità e finzioni si esaltano i chiaro-scuri, violentemente seducenti, di donne sempre sulla difensiva, dilaniate da una vita mai vissuta in prima persona. Nel mondo onirico la realtà si mescola e si confonde ai ricordi di un tempo passato o di cose mai accadute, ma solo desiderate, nostalgie per i piaceri finiti, trepidazioni per queli che verranno; una geografia di situazioni del quotidiano in cui omaggio le donne della mia terra, le madri della mia terra...la mia terra.
Enrico Morelli
"...e poi ha ritirato la mano come se si fosse permessa una frase troppo lunga o una pressione troppo forte sulla mia carne, che in fondo per lei è più che mai carne della sua e non mi può accarezzare più di tanto, io lei sì, ma lei me no, perchè una madre come si deve non si fa pizzicare dal figlio a accarezzare se stessa."
A. Busi
Cìciri
La parola “cìciri” viene dal dialetto meridionale e significa “ceci”.
Nel lontano 1282, al tempo dei vespri siciliani il termine divenne il simbolo della rivolta contro la dominazione angioina. Si tramanda infatti che, i rivoltosi siciliani, in lotta contro il tirannico governo francese, per scovare ed uccidere i soldati stranieri, costringessero chiunque a pronunciare la parola dialettale “ciciri”. I malcapitati che non erano in grado di pronunciarla correttamente venivano subito torturati e brutalmente uccisi.
Lo spettacolo dunque prende spunto da un fatto storico realmente accaduto, i vespri siciliani, e attraverso la dinamica e l'espressività della danza, da una parte riflette sul concetto di potere e prevaricazione, e dall'altra ironizza sull'aspetto gastronomico della cultura siciliana, piacere mondano e simbolo della continuità della vita, malgrado tutto...
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