CHE DANZA VUOI?

LA CARNE ED IL CORPO SACRO
Compagnia Aleph

Lunedì 18 settembre 2006
ore 21,00

Ideazione, regia e coreografia: Paola Scoppettuolo
Assistente alle coreografie: Laura Sechi
Musiche: AA. VV.

Interpreti: Mariella Celia, Vittorio Colella, Ilaria Mazzara, Sara Muccioli, Laura Sechi


Le parole limpide e sofferte, quasi una danza raggelata, che contrassegnano il cammino poetico e di ricerca di Sylvia Plath giungono ad incastonare ed a serbare in sé, come in uno specchio immobile e muto, molti dei mali del vivere propri della nostra esistenza quotidiana.
“La carne ed il corpo sacro” è pressoché un diario per frammenti, costituito di dieci quadri separati, molti dei quali sottolineati dai versi di altrettante poesie della grande scrittrice americana, un diario che intende cogliere alcuni dei momenti essenziali di quel percorso di costruzione poetica che ha attraversato, come un filo unitario, la vita interiore di Sylvia Plath dal primo manifestarsi, a ventidue anni,della depressione sino al suicidio avvenuto all’età di trentuno.
Tanti i temi affrontati: la solitudine interiore, lo sdoppiamento dell’anima, la pietrificazione dei sentimenti, i limiti del perfezionismo, l’impossibilità di costruire un matrimonio capace di condurre alla scoperta-regalo, all’interno stesso del proprio corpo, del senso della vita. Costante, tuttavia, è la severità e, al tempo stesso, la casualità nuda con cui Sylvia Plath usa le parole, si riferisce improvvisa agli eventi, tratteggia i volti dei suoi personaggi veri o immaginari. E’ in tal modo che ella si pone come testimone reale del cammino da parte dell’umanità contemporanea in vista della conoscenza della verità che la concerne e del dolore, spesso lancinante, che la serra.
Ogni cosa,ogni aspetto del reale animato e non, diventa soggetto di una danza - poesia , di un mondo - teatro dell’immaginario che sottende, in modo spesso apparentemente incomprensibile, il succedersi degli eventi. In tale contesto l’unica vera attrice/attore è la creatività pura e geniale, accompagnata, come in un contrappunto, da una verità sofferente ed inquieta che si presenta come l’ossatura stessa, il punto di riferimento necessario di una vita che rifiuta le ipocrisie ed i mali oscuri di una società per lo più ignara o mediocre.

Paola Scoppettuolo



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